Giorni e nuvole
Ho guardato questo film,
Giorni e nuvole, un paio di volte. La prima volta e’ stata a MiraCosta College
durante il mio primo semestre d’Italiano, e quindi mi piace guardarlo ogni
tanto per misurare lo sviluppo della mia comprensione. Giorni e nuvole e’
sempre un buon promemoria sulle cose importanti della vita ed e’ rappresentativo delle difficolta’ quotidiane della nostra eta’. A
dire la verita’, secondo me la storia e’ un po’ deprimente con un finale poco
chiaro. Comunque, li attori sono bravi, la storia e’ molto realistica, e la
cinematografia di Genova e’ bella. (Mi piacciono in particolare Antonio
Albanese e Alba Rohrwacher.)
La storia si svolge a
Genova con una piccola famiglia: la moglie Elsa, il marito Michele, e la figlia
Alice. Michele lavora come imprenditore in una ditta, e Elsa si è appena
laureata e comincia di lavorare come curatrice d’arte senza stipendio con un
progetto di un affresco dipinto forse da Boniforti sul soffitto di una casa.
Alice, la loro figlia, abita con il suo ragazzo (che ai genitori non gli
piacciono per un ragione che non capisco), e lavorano insieme come ristorantori di un ristorante locale. Michele ed Elsa sono felici e possiedono un appartamento
di lusso, ma tutto cambia quando Michele si e’ licienziato e pian piano devono
rinunciare alle comodita’ della vita – l’appartamento, la loro vita sociale, lo
yacht… Michele va a tanti colloqui pero’, non riesce a trovare un’altro lavoro
come primo, ma invece fa lavori saltuari e diventa molto dipresso. Elsa prova
due o tre posti di lavoro che odia, e ha anche una breve relazione con uno dei
proprietari nella sua disperazione. Lei continua a lavorare con l’affresco, la
sua vera passione, nonostante la difficolta’ e la mancanza di tempo.
Alla fine del film non c’e’
una soluzione ai loro problemi pero’, l’affresco diventa una “luce” che
aiutarli a capire che la loro amore e’ la cosa piu’ preciosa della loro vita.

